Un’alternativa agli interventi di ricostruzione ossea.
Dal 1986 l’odontoiatria ha conosciuto un massivo aumento del numero di impianti inseriti allo scopo di ridare denti fissi, un nuovo sorriso, una adeguata funzione masticatoria e soprattutto una vita sociale normale e dignitosa a Pazienti ormai destinati ad una vita piena di disagi, fastidi, dolori ricorrenti, infezioni e dentiere rese più o meno stabili da colle disgustose ed appiccicose.
Le tecniche e protocolli chirurgico/protesici si sono evoluti, partendo dalle ormai obsolete e superate protesi toronto ed all-on-four, e andando verso nuove proposte protesiche capaci di aumentare notevolmente i livelli di estetica, comfort e soprattutto igiene e pulizia domiciliare.
Questo tipo di riabilitazioni, anche se per motivi prettamente commerciali, sono state proposte in fantasiose varianti anche su uno o tre impianti a sostegno dell’intera arcata protesica dentale. Necessitavano però, per essere stabili ed efficienti, di altezza e spessore osseo sufficienti a poter inserire almeno 4 impianti per arcata.
L’unico limite, pertanto, per molti anni è stato solo la quantità di tessuto osseo residuo.
Fortunatamente esistono aree anatomiche, che per le loro caratteristiche particolari, mantengono nel tempo una quota di osso sempre presente, anche dopo gravi riassorbimenti.
Queste porzioni di ossa mascellari basale, confinate tra i due forami mentonieri del nervo alveolare nell’arcata inferiore e le pareti mesiali dei seni mascellari nell’arcata superiore, sono aree che, oltre ad essere nella maggioranza dei casi sempre disponibili, sono anche aree anatomicamente prive di strutture nobili e quindi sicure e facili da gestire anche per chirurghi alle prime armi (sigh!).
Purtroppo, protocolli semplificati, associati a queste caratteristiche anatomiche, hanno spesso banalizzato certi tipi di procedure chirurgiche fino a darne una diffusione massiva ed incontrollata.
Tanti Pazienti, convinti di risolvere finalmente tutti i loro problemi hanno accettato soluzioni implanto/protesiche fisse senza però avere cognizione del fatto che anche la più “piccola” riabilitazione deve essere frutto di attenta pianificazione e manutenzione periodica e costante nel tempo.
Dopo circa 5 anni dalla protesizzazione (carico) i nodi cominciano a venire al pettine: le strutture protesiche cominciano a rompersi, gli impianti cominciano a fratturarsi o a “cadere”.
La perdita di un impianto è sempre un evento molto grave. Infatti, oltre che a perdere i denti protesici, il Paziente perde anche tutto il tessuto osseo che circondava e sosteneva gli impianti.
Quando ad essere perso è il poco tessuto osseo basale, che già era stato sfruttato in una precedente chirurgia implantare, il problema, per il chirurgo e per il Paziente è veramente grave.
Nel mio Studio capitano spesso casi di questo tipo. Pazienti che anni fa pensavano di aver finalmente risolto i problemi della dentiera con “denti fissi su impianti” ma che adesso, a distanza di alcuni anni, hanno come unica prospettiva, a causa di una ulteriore e grave perdita ossea, una avvilente dentiera, addirittura meno stabile di quella che avrebbero potuto indossare prima della chirurgia implantare.
Questi casi sono casi complessi e per me ed il mio Team sono una grande sfida!

Il nostro obiettivo primario è sempre il benessere del Paziente.
Come sempre, nel mio Studio, tutto inizia con una attenta raccolta di dati (informazioni, foto, tac, impronte digitali e analogiche), a quel punto si scelgono le soluzioni più adatte a quel singolo Paziente.
Le soluzioni che proponiamo hanno SEMPRE una solida base scientifica, danno garanzia di risultato ed assicurano la massima sicurezza per i miei Pazienti.
In molti casi siamo in grado di ricostruire, tridimensionalmente l’osso, con tecniche avanzate di rigenerazione ossea ed inserire impianti anche lì dove osso ormai non ce ne sta più.
Tuttavia un 2% di casi non può beneficiare in maniera predicibile e sicura di queste tecniche rigenerative ed in questi casi la soluzione è nell’ultima frontiera della chirurgia orale: le griglie sottoperiostali.
In questo tipo di soluzione progettiamo e disegniamo un dispositivo in titanio, individualizzato e specifico per quel dato Paziente. Con la precisione di un guanto, la griglia sottoperiostale si adatterà intimamente al poco osso residuo e, senza necessità di ricostruire osso, sosterrà una struttura protesica fissa avvitata.

Le griglie sottoperiostali, quando trovano indicazione per essere applicate, sono una grande e confortevole soluzione anche nei casi di atrofiee ossee estremamente gravi.
In commercio, però, se ne trovano di vari tipi, saperle scegliere per un Paziente è impossibile. Inoltre, poiché costituiscono l’ultima chance per chi vuole rimettere denti fissi, è fondamentale affidarsi a chirurghi estremamente competenti ed esperti, che abbiano esperienza su questo tipo di soluzione e che siano in grado di gestire chirurgie complesse.
L’esperienza e l’attenzione ai dettagli che caratterizza il mio Studio ed il Protocollo B.E.St. che guida la nostra chirurgia, consente di ridare al Paziente il sorriso e la funzione masticatoria che sperava in massima sicurezza.
Dopo la fase di progettazione e realizzazione del dispositivo customizzato (griglia sottoperiosatale) che generalmente richiede 6/7 settimane, il Paziente può finalmente beneficiare della chirurgia.
L’intervento chirurgico si esegue sempre in sedazione. In poche ore il Paziente, in totale sicurezza ed assenza di dolore, potrà finalmente riavere i denti fissi che desiderava e potrà mangiare normalmente fin da subito. Questo tipo di griglie, infatti, non necessita della osteointegrazione che gli impianti classici richiedono.


