Recuperare gli errori di pianificazione della chirurgia implantare si può!
L’implantologia ormai è una pratica clinica molto diffusa, si calcola che il 18% circa degli italiani, quindi 1 su 4, abbia optato per almeno un impianto (o fixture) dentale nella propria bocca.
La sostituzione di un dente naturale con un impianto dentale è una scelta terapeutica sempre più diffusa e non solo tra persone over 40.
Come spesso noto nella mia esperienza clinica di tutti i giorni però, non viene proposta solo quando è la scelta migliore per il Paziente.
Questo aspetto è un dettaglio non di poco conto, se si pensa che i propri denti sono veramente un patrimonio inestimabile e se come troppo spesso accade, ad inserire gli impianti sono dentisti generici e poco formati.
Un importante studio scientifico (Canullo et al. 2010) afferma che gli impianti inseriti da dentisti genericiincorrono in problemi di perimplantite e complicanze molto più spesso che impianti inseriti da esperti in chirurgia implantare.
I segnali che qualcosa non va…
Arrossamenti e gonfiore gengivali, retrazioni delle gengive, estetica non ideale, gengive in ceramica rosa, denti di forme troppo allungate e sporgenti, difficoltà o vera impossibilità a pulire al di sotto delle protesi su impianti, accumuli di placca e cibo non facilmente controllabili, sono alcuni campanelli d’allarme che devono far riflettere sul fatto che probabilmente l’impianto dentale non è stato posizionato correttamente o che la protesi non è stata progettata in maniera adeguata.
Il risultato di un lavoro mal fatto è, purtroppo uno solo: la perdita degli impianti e di tutto l’osso che li sostiene.
Che fare in questi casi?
Un impianto mal posizionato è un fatto molto grave da un punto di vista meccanico, protesico, biologico ed economico.
L’impianto non può, come un dente naturale, essere spostato con un apparecchio ortodontico e gravi errori di posizionamento possono essere risolti solo con la rimozione della fixture, ricostruzione del tessuto osseo e gengivale perso, reinserimento in una posizione tridimensionale corretta dell’impianto stesso e rifacimento della porzione protesica.
I costi: economici e biologici
I costi di questi piani terapeutici di recupero sono, purtroppo, molto alti e i tempi molto lunghi (anche un anno).
Un errore di pochi gradi nell’inserimento di un impianto ha generato complicanze che si sarebbero facilmente potute evitare con una corretta pianificazione della chirurgia e della progettazione protesica.
Situazioni di questo tipo, in Pazienti avviliti e demotivati, sempre più frequentemente si presentano nel mio Studio.
Sempre più spesso mi capita di dover risolvere casi di complicanze di chirurgie implantari pregresse.
Questi sono casi estremamente complessi da gestire e risolvere.
Queste situazioni rappresentano vere è proprie sfide!
…e ora che fare?
Gli sbagli sono stati già fatti.
Adesso non ci sono più margini di errore!
Risolvere questi casi è però spesso possibile grazie a:
- interventi di microchirurgia che, localmente e in maniera mirata, ricostruiscono quote di tessuto osseo e gengivale perso,
- tecniche di rimodellamento implantare,
- realizzazione di componenti altamente individualizzate e customizzate,
- progettazione di strutture protesiche adeguate che rispettano specifici criteri biomeccanici e biologici,
- scelta di materiali di restauro adeguati allo specifico caso clinico,
- gestione e sigillatura dei tunnel implantari
In queste situazioni è essenziale, per me, procedere con estrema attenzione e cautela.
Riuscire ad effettuare una corretta diagnosi del problema che ha causato la complicanza, valutare lo stato di salute generale e locale del Paziente, analizzare materiali e tecniche utilizzate da colleghi in precedenza, sono step essenziali per aiutare il Paziente a risolvere il suo problema nella maniera più efficace ed economica possibile.In questa maniera è possibile ripristinare salute e funzione dentale e considerare l’opzione di rimozione e ricostruzione tissutale solo come ultima scelta.