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Un impianto scelto per durare

impianti ibridi innovazione presso Studio Dentistico Piccolo a Trecase e provincia di Napoli

Non tutti gli impianti sono uguali

L’odontoiatria moderna sempre più fa affidamento sugli impianti dentali (o fixture) per sostituire denti persi o mancanti e ridare capacità masticatorie, un sorriso e una vita sociale ai Pazienti.Una notizia ANSA del gennaio 2023 riporta che solo in Italia vengono inseriti circa 2,5 milioni di impianti in un anno e circa 15 milioni sono gli italiani che hanno impianti nelle loro bocche.

Ma i numeri sono destinati a crescere!

I fattori che incidono su questi numeri così elevati sono molteplici:

  • è opinione diffusa tra i Pazienti che un impianto dentale sia più duraturo di un dente normale
  • inserire un impianto è più veloce che curare un dente
  • un implantologo inesperto trova più semplice estrarre un dente ed inserire un impianto piuttosto che curare e salvare denti
  • la chirurgia guidata ha semplificato e velocizzato alcune procedure chirurgiche aprendo a chirurghi inesperti possibilità terapeutiche dalle quali, prima, si tenevano giustamente distanti
  • inserire impianti porta ad incassi e guadagni, spesso più rapidi e con margini maggiori che curare i denti stessi
  • le aziende produttrici, sostituiscono in garanzia gli impianti persi e questo rassicura molto operatori inesperti in caso di fallimenti
  • la grande richiesta di impianti ha aumentato a dismisura il numero di aziende produttrici e di conseguenza i prezzi medi di acquisto degli impianti si sono ridotti
  • pubblicità ingannevoli portano a considerare l’implantologia una procedura alla portata di chiunque, offrendo soluzioni che sembrano eterne

ma le cose stanno davvero cosi?

Purtroppo, ancora una volta la realtà è ben diversa.

Dopo una prima fase che, haimè, in parte ancora si prolunga, in cui i Pazienti correvano a togliere denti sani o recuperabili per mettere impianti e “denti fissi”, adesso i nodi stanno venendo al pettine. 

Sempre più spesso vengono al mio Studio Pazienti, avviliti e sfiduciati, che vivono un vero e proprio incubo. 

Questi Pazienti che si rendono conto di aver fatto una scelta sbagliata, vivono disagi che non pensavano potessero essere conseguenza delle terapie implantari. Hanno dolore, gengive sanguinanti, estetiche insoddisfacenti, perdono impianti!

Quando questi Pazienti scelgono me, molto spesso hanno già chiesto tanti altri consulti senza ottenere soluzioni definitive e serie.

Gli impianti non sono invulnerabili e soprattutto non sono eterni. Cosa ancor più grave, però è che quando vengono persi, con essi si perde anche tutto il tessuto osseo che li circondava e quindi il danno biologico è ben superiore a quello del costo commerciale della singola fixture sostituita in garanzia dalla casa implantare.

Uno studio di Derks, 2016, afferma che dopo 9 anni il 10% degli impianti risulta affetto da perimplantite.

La perimplantite attualmente è l’incubo della maggior parte degli Studi che si occupano di implantologia e dei Pazienti implantari.

La perimplantite, come la piorrea (o parodontite) per i denti naturali, è una malattia lenta e silenziosa che porta alla distruzione dell’osso che sorregge gli impianti e alla loro perdita.

Da anni mi occupo di diagnosticare, curare e prevenire questo problema. Ho organizzato corsi e seminari per i colleghi, informo i miei Pazienti dei rischi delle varie terapie e soprattutto cerco di curare e salvare i denti.

Quando però è impossibile recuperare un elemento dentario allora l’implantologia, eseguita con attenta pianificazione, metodo e cura nel tempo, diventa la scelta fondamentale.

Inserire un impianto, anche nel caso clinico più semplice non è mai un fatto banale. Nulla deve essere lasciato al caso. Nella pianificazione, secondo il protocollo B.E.St. Bone Esthetic and Stability, vengono presi in considerazione decine di fattori critici. 

Tutto viene pianificato, scelto ed eseguito per mantenere stabili i livelli di osso attorno agli impianti, dare una estetica massima, facilitare le normali procedure di igiene e mantenimento negli anni. 

Insomma lavoriamo per far durare gli impianti in situazioni cliniche ottimali.

In questo processo di pianificazione, per me, gli impianti non sono tutti uguali.

Il protocollo B.E.St. Bone Esthetic and Stability, utilizza un impianto in titanio ibrido a connessione interna friction-fit, certificato e con seri studi scientifici alle spalle.

La connessione interna friction-fit è un tipo di ingaggio tra impianto (porzione che sta nell’osso) e il moncone (porzione che sorregge il dente protesico) estremamente stabile e precisa. Essa, insieme alla conica pura, è l’unico tipo di connessione che evita micromovimenti delle parti, passaggio batterico e riassorbimento dell’osso attorno agli impianti.

L’impianto ibrido, poi, è caratterizzato da una porzione liscia (macchinata) ed una porzione più profonda ruvida. Esso, rispetto a tutti gli altri impianti, ha il grande vantaggio di garantire un’ottima stabilità primaria anche nei casi più difficili, grazie alla sua porzione più ruvida, capace di aumentare la superficie di contatto con le cellule che costituiscono e formano l’osso di sostegno.

Ma il vero punto di svolta rispetto agli altri impianti in commercio è la presenza della parte liscia più vicina alla gengiva.

Questa caratteristica, infatti, in caso di perimplantite rende più facili le manovre di igiene e decontaminazione della superficie implantare e quindi permette di arrestare e spesso guarire dalla perimplantite stessa.

Scegliere un impianto del genere porta il mio lavoro ad un livello più alto e se da un lato mi dà la certezza di aver scelto il massimo per i miei Pazienti, dall’altro offre a chi a me si affida la sicurezza di avere scelto una soluzione fatta per durare nel tempo.